LA NATURA DEL BASTARDO

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Cos’è amare, se non volersi accanto alla fine del tempo? Questo è La natura del bastardo, l’ultimo capolavoro di Davide Rondoni: un continuo accendersi di stelle nel buio della notte. Sarà che la cosmologia / che non spiega l’amore no, non è vera.

Quello di Rondoni è un cuore sbranato / cuore niente che ama e declama continuamente, come fosse supplica e preghiera, questo amore, che corre e rincorre quasi febbrilmente il suo oggetto, e chi se ne frega se sono poesie sbagliate / versa amico, / l’infinito è una sbarra che ci traversa, / la Natura mai pura imperversa: lo dice, Rondoni, come se realmente questa natura che imbastardisce gli fungesse da richiamo, da antenna.

E forse è proprio questa natura che fa di Rondoni una creatura di un altro mondo, un poeta duro, difficile e aspro e così maledettamente perfetto: tutto è al posto giusto, ogni singolo verso, come se questa natura “bastarda” lo rendesse un’entità così pura e incontaminata, come se egli stesso, a sua volta, potesse allentare il giogo del tempo:  Proteggerò dall’epoca belva / la tua giovinezza rara, dalla selva di fantasmi, / guru hi-tech, lievitatori di cristalli, boss / in T-shirt. Volevo dirti così, fissai / nelle tue pupille lo scarto del lupo nero – / ho mormorato: sono un pazzo, un bambino / scrivo poesie, vieni dai miei amici, in città ho aperto un giardino…

E nelle sue poesie accade il mondo: centoquarantaquattro pagine in cui si viaggia tra stazioni, piazze, crinali: tra paesaggi bucolici e cruda realtà ci si imbatte in un volto, che tiene per mano e continuamente cambia:  il Verbo, sorride, viene dal profondo / del cielo e della natura, stupisce i vivai di comete, le piogge bianche del sole / e si fa carne, ama da morire, ha un volto un volto… imbastardisce pure lui…; in questo viaggio ci sono con lui anche i figli, Clemente, il figlio più piccolo attaccato alle spalle, Carlotta, alla quale dedica una delle poesie più belle mai lette, una promessa di eternità: Finché si gonfierà il sole, figlia mia, / il cielo riprenderà fiato / si gonfierà, sì, esploderà il sole / in un silenzio smisurato / l’attimo finale dell’universo guardato da niente, nessuno / o saremo tutti presenti – mi dirai: “babbo…” – ci cercheremo la mano / tutti lì in un attimo felice, perso?, la madre, che appare in una sola poesia, ma che irrompe con una forza immensa, con quell’intensità dell’amore che gli ha donato e che Rondoni stesso cerca stremato: Quanto sono stato lontano da te come se dovessi consumare con tutte le forze l’amore / che mi hai dato / / e in tutti i viaggi / e baci e parole cercare stremato il fondo di quel che mi hai donato / Non c’è posto del mondo, non c’è delirio / che non abbia il tuo sorriso, il tuo martirio, / ma non hai reso dominio la tua femminile vastità / Sei divenuta il silenzio alto della valle mia madre, albero fiorito alle mie spalle.

Davvero, leggendo La natura del bastardo si potrà vivere un viaggio pieno di versi altissimi e tremendi: si starà come sulle montagne russe e magari per giorni si sentirà l’amaro in bocca perché si è arrivati alla fine, ma si avrebbe voluto che l’”imbastardimento” non finisse mai: ma proprio a quel punto , metaforicamente con lacrime sulle ciglia, l’ultima parola / baciando in bocca la tenebra sarà: / meraviglia.

 

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