
Intervista a Davide Rondoni, poeta e scrittore, sul valore –tutto da scoprire- della parola
Davide, quanto sono importanti le parole, per Lei come Davide e per Lei come poeta?
Le parole sono l’evidenziarsi e il rendersi dinamico del mistero del reale. Le parole dicono e non dicono. Sono rispettose della natura del vivente. E sono affascinanti per questo. Velo che vela e rivela la tremenda bellezza della vita. Sono nostre serve eppure noi non siamo del tutto loro padroni. Sono come le piccole onde del mare che vengono a frangersi, vive di schiume di luci per mostrarci la vita, e però hanno il grande mare, l’azzurro cupo e meraviglioso di quell’infinito che le muove.
Una domanda che mi sembrava bello farLe riguarda i video riguardanti le Sue poesie. Infatti su youtube ci si può imbattere in alcune sue poesie, come “Come manchi tu” o “Affacciati al mio davanzale”, che sono recitate a gesti, diciamo. Perché ha “tradotto” alcune poesie anche nella lingua dei segni?
In realtà non sono stato io a volerlo, ma Valeria una ragazza di Potenza che si interessa di queste cose e ha provveduto a creare quei video. Molto belli, secondo me. Come una ennesima, estrema dimostrazione che la poesia è ritmo, anche in una lingua apparentemente muta. Ritmo e lavoro sul ritmo della vita e del mondo. Del resto sul rapporto misterioso e sempre nuovo tra silenzio e voce ( e ora indagato con grande interesse anche dalle neuroscienza, con conferme straordinarie all’esperienza millenaria dei poeti) si fonda l’arte stessa della poesia.
Lei è su Twitter:
Umberto Eco dice (più o meno così) che i social hanno dato la parola agli imbecilli: cosa ne pensa?
Penso certi intellettuali danno facilmente la patente di “imbecilli” e dovrebbero vergognarsi. Vogliono decidere loro dal povero tronetto del successo politico giornalistico di cui godono chi ha diritto di parola? Tra l’altro se andiamo a vedere le carriere di certuni come l’Eco, beh, occhio a parlare di imbecillità altrui…Ma i lamenti dei vecchi baroni partiti rivoluzionari sono sempre un po’ altezzosi e scontati. Ovvio che sui social come in giro per i bar puoi sentire molte cavolate o banalità o chiacchiericcio. Ma puoi decidere a che tavolo sederti. Chi giudica i social da una prospettiva vecchia, come se la “parola pubblica” spettasse solo a Istituzioni e Intellettuali “patentati”, non ha capito che quella idea e quella pratica illuministica, avanguardistica, enciclopedica di guardare il mondo è finita e ha mostrato la sua crisi a tutti i livelli. E, come i nobili di un tempo dai loro castello, costoro ora guardano con fastidio dalle finestre dei loro salotti o dei loro giornali il popolino che prende parola…
Proprio quelli come Eco che su una idea ambigua di “comunicazione” hanno costruito solide fortune e carriere accademiche, invece di preoccuparsi se qualcuno dice “pirlate” sui social (sui loro giornali no?) dovrebbero ammettere che l’orgia di comunicazione a cui con le loro stesse teorie e pratiche accademiche hanno indotto gli abitanti della fine della modernità è causa di molte ambiguità. Prima fra tutte quella di ritenere che il contrario della solitudine sia la comunicazione (avendo molti “amici”). Mentre conta l’amicizia, l’amore e semmai la comunione. Ma questi sono temi scomodi per gli intellettuali moralisti e “indivanati.”
Altra domanda… So che ha anche delle doti artistiche in fatto di disegno, dato che su Twitter, ma anche all’interno del programma da Lei condotto “In che verso va il mondo”, spesso ha inserito e pubblicato le cosiddette “vignettopoesie”, delle vignette simpatiche disegnate e scritte da Lei sulla poesia. Come mai? La poesia, il linguaggio, la parola vengono spesso trasposte anche su carta e in forma di disegno?
No la poesia è un’arte di parole, suono, senso e ritmo. Certo in molte altre arti (ma le mie vignette sono cosette!) avviene quel che avviene in una poesia, anche se in modo diverso. L’arte è una, ed è messa a fuoco del mondo. Le arti sono i suoi diversi modi. Ma l’esperienza è simile. Quel che dice Martini, grande scultore, lo può sottoscrivere un poeta.
Quel che dice Ungaretti credo valga per molti musicisti. Ma le arti sono diverse nel farsi dell’opera. Sono composizioni diverse. In un disegno (ma non certo in quelle vignette fatte per scherzo e per irridere certi luoghi comuni sulla poesia) si compongono linee e ombre, curve e bianchi. In una poesia parole e suoni, ritmi e ricchezza di senso.
Come dicevamo pocanzi, Lei conduce anche diversi programmi sulla poesia ed è spesso in giro per Festival, nelle scuole… Secondo Lei, perché questo fiorire e pullulare di eventi e manifestazioni del genere? Perché oggi c’è questo bisogno così vivo e fervente di cultura, poesia, musica, letteratura e arte in generale, se poi spesso si sente dire, come anche nell’ultimo periodo tutto il dibattito sulla morte della poesia fatto da alcuni giornali, che tutto è morto?
Chi dice che la poesia è morta probabilmente lo dice perché si sente poco bene lui o lei. È una manfrina che si sente da un pezzo. Somiglia un po’ a quella storiella che raccontava non ricordo chi. In un bagno di una stazione o in un posto del genere stava scritto: Dio è morto. Firmato Nietzsche. E poco sotto qualcuno ( chissà chi) aveva scritto: Beh, intanto è morto Nietzsche. firmato Dio.
Le cose cambiano, le esigenze di parole ricche e vive non cambia, e se trova nuove forme per la propria sete , è ok.
La parola è una cosa delicata, la si ricrea sempre o si ferisce ogni volta che si pronuncia. C’era un poeta a cui uscivano come farfalle dalla bocca mentre componeva poesie. E accade ancora di vedere persone o episodi di persone in cui questa ricreazione della parola ci avvicina al mistero della vita e alla sua scoperta, e alla sua ritrosia meravigliosa.
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