
Intervista a Paride Pelli, tra sogni, corse e nuove sfide
Paride, com’è nato il tuo desiderio di diventare giornalista?
Già da piccolo volevo fare il giornalista: ho sempre avuto il desiderio di scrivere, di raccontare qualcosa. Ricordo inoltre che per me leggere il giornale del lunedì era qualcosa di magico: c’era più spazio per lo sport e io, da grande appassionato, divoravo tutte le pagine. Inoltre mio papà Erasmo, che tutti conoscono come ex vicesindaco di Lugano e avvocato, è stato radiocronista sportivo alla RSI dal 1968 al 1975 e successivamente direttore di Gazzetta Ticinese, e anche lui ha quindi contribuito a trasmettermi questa passione. Poi, alla fine del liceo, ho avuto la possibilità di fare uno stage estivo al Corriere del Ticino, seguendo un po’ la politica e la cronaca giudiziaria a Lugano in una redazione prestigiosa guidata all’epoca da Mauro Maestrini, che mi ha iniziato al mestiere insieme con Alcide Bernasconi, che ho incontrato in seguito allo sport.
Dopo quello stage cosa è successo?
Tra la fine del liceo e l’inizio dell’università, mi chiamò Claudio Meier dello sport per chiedermi se ero disponibile a fare un servizio su un’amichevole di lusso che si sarebbe giocata a Cornaredo tra Lugano e Juventus. Era il 1996 e mi trovavo a dover intervistare la Juve di grandi giocatori quali Del Piero e Zidane; è indimenticabile l’emozione di quel momento e fu una delle prime volte che firmai sul Corriere. Negli anni ho poi continuato a collaborare con il Corriere e nel 2000 sono stato poi assunto dal direttore Giancarlo Dillena come redattore sportivo: questo è stato il mio inizio e, nel contempo, il coronamento di un sogno.
Cos’ha di così speciale il Corriere, per te?
Per me è più di una seconda famiglia, io lo chiamo la mia prima famiglia e mezza; mi ha permesso di svolgere il lavoro che amo, di viaggiare per tanti anni coprendo come inviato eventi internazionali, di maturare esperienze che mi hanno fatto crescere come persona e anche come giornalista. Il Corriere mi ha fatto conoscere inoltre tanti ottimi colleghi. Sarà che sono un entusiasta, ma dopo diciassette anni ancora faccio le scale a due a due per salire in ufficio, tanta è la voglia di mettermi al lavoro. E poi, il Corriere mi ha sempre dato fiducia…
In che senso?
Prima assumendomi, per esempio, e poi facendomi diventare capo-servizio allo sport. Nel 2012, inoltre, l’amministratore delegato Marcello Foa mi ha proposto di passare a responsabile della redazione online, con il sito cdt.ch che era in una fase molto importante di sviluppo e andava rilanciato in certi aspetti. Non ho esitato un momento, sentivo che era il momento di cambiare restando però “a casa mia”, al Corriere. Era inoltre una logica conclusione della mia esperienza allo sport, finita in bellezza come inviato alle Olimpiadi di Londra in agosto; e da ottobre, sempre del 2012, ho cambiato in un certo senso vita. Dopo dodici anni molto intensi di sola carta, ho modificato per esempio i ritmi di lavoro, il mio bioritmo: se prima, allo sport, si lavorava soprattutto dal pomeriggio a notte inoltrata, nell’online contano molto già le prime ore del mattino, l’alba, quando i lettori cominciano a navigare sui siti a cercare notizie fresche. Ma ben presto mi sono accorto delle altre differenze abissali che ci sono tra carta e web. Questo mi ha permesso di crescere e di avere una visione completa del prodotto giornalistico che offriamo ai nostri lettori.
Quali sono in sintesi le differenze tra carta e digitale?
Sul web conta per esempio molto la velocità oltre all’efficacia del titolo con cui si presenta una notizia: si ha poco tempo a disposizione, bisogna utilizzarlo molto bene. La notizia sul web è da dare subito ma nel migliore dei modi. È uno strumento, il digitale, interessantissimo per imparare, ma bisogna comunque integrarlo alla carta per avere una crescita professionale completa, dato che il giornale permette di approfondire determinati aspetti che invece il web lascia – giocoforza mi sento di dire – più in superficie. Per esempio, al Corriere diamo la notizia sul nostro sito e sul giornale del giorno dopo la ritroviamo elaborata, approfondita, commentata. Migliorata, in un certo senso. Questa è diventata la formula vincente, o comunque da applicare, lavorando in osmosi tra le due redazioni e ricordando che la carta rimane il nostro “core business” e va preservata, senza se e senza ma. La vera sfida per il futuro è mantenere alto il valore e il prestigio del giornale e integrarlo con la crescita esponenziale dell’online nel numero di lettori, di contatti e, in un futuro, ci auguriamo tutti, anche per ciò che riguarda la redditività. A oggi, infatti, la maggior parte dei siti non si alimenta con la pubblicità e non riesce ancora ad autofinanziarsi. Il web, più in generale, deve essere sempre più un complemento della carta: e questa è anche la sfida, difficile, con la quale sono confrontati gli editori.
Parlando di sfide, per Paride Pelli quella più recente si chiama Ticino7, di cui è direttore incaricato da circa un anno. Cos’ha di bello lavorare per un settimanale?
È stimolante per mille cose: per la creatività nella scelta dei temi e per il lavoro di squadra, soprattutto. E si integra perfettamente con il mio lavoro al web, dove invece si ha meno tempo per riflettere e bisogna agire e reagire. Stiamo mettendo tutti grande impegno nel progetto Ticino7 e le novità non sono finite: dopo il redesign dello scorso settembre e la nuova impostazione grafica ed editoriale, che i lettori sembrano gradire, presto avremo un giornale interamente in carta patinata e con un’offerta sempre più ampia a livello di contenuti.
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