
«Questa notte così folta / ha la violenza / delle cose che stupiscono / quando serrata / la bocca non basta»: basterebbero questi pochi versi per spiegare la poesia di Alessia Iuliano. Perché la sua poesia realmente ha questa violenza che ammutolisce e non fa parlare: non per nulla sono circa sei mesi che tento invano di trovare le parole per recensire questo libro di poesie, Non negare nessuno, l’opera prima della Iuliano, che, nonostante la giovane età, si presenta con una poesia forte, fatta di immagini dure, a tratti bucoliche, una poesia che non vive di sensazioni e sensazionalismi, ma arriva dritta al punto, non raccontando con fiumi di parole, ma descrivendo quello che vede, dando colori e forme precise:
Alessia racconta la ferita, pur bella, dell’incontro, di un amore che parte da un punto preciso, che tenta di abbracciare tutto: è così che nei suoi versi si incontrano i cani che si fiutano e i piccioni che nessuno scaccia e che s’incontra nelle sue parole la precisione dei volti sfuocati, e in quel tu che è innamorato, madre, fratello minore, e Alessia chiede, incessantemente, la vita: «C’è vita ovunque, la senti?» e ancora «e la vita / puoi raccontarla, puoi?» e, come una sentenza, si ricorda di ciò che sarebbe potuto essere e dice in due diverse occasioni, quasi un rimprovero: «Si poteva comunque / qualcosa», «Avremmo potuto tutto» . Eppure, anche quando «l’aria pesa domani / di sempre», Iuliano non si lascia sopraffare e si accorge che anche quando sembri manchi tutto, c’è vita, come il seme nelle mani di Cheick, che «non è / solo fame», che è «un abisso, per non negare nessuno».
Quella di Alessia è una poesia che si amplia, esplode in un grido d’amore, la preghiera di chi voleva spiegarsi l’amore, «ma la ragione è una cosa piccola»: l’amen iniziale e poi il grido, ripetuto, «prenditi cura, sì. / Prenditi cura degli occhi» e ancora, l’apice, nella commovente poesia alla madre «Dio è anche in te / madre del naufragio. È l’onda / al molo, dall’alto della ferrovia. // Dio / Dio che non guarda / i nostri peccati / è la breccia, il pontile, / l’imbrunire sugli ulivi ovunque / e in te // soprattutto in te // che neppure ostenti / la fonte prima / del tuo amore».
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