
Caro diario,
non ci crederai, ma è da Natale che ho in mente di scriverti qualcosa, ma poi, come spesso accade, lascio sedimentare quello che ho in mente, sperando prenda una forma precisa, che le parole fluiscano sole a dire ciò che ho dentro. Ebbene, ti confido un segreto: a questo giro non ricordo cosa volevo dirti. L’unico appiglio che ho è il titolo, cercherò quindi di capire ora, mentre ti scrivo, cosa volevo intendere… Ma andiamo per ordine:
Ricordo che quando ho scelto il titolo ho subito pensato che chi lo avesse letto si sarebbe trovato subito con una domanda: sarà “perdóno tutti” oppure “pèrdono tutti”? Un po’ entrambi.
In realtà non perché in quei giorni avessi tutti i buoni propositi d’amore natalizi e nemmeno perché chissà cosa mi fosse successo, ma, riflettendo, avevo cominciato a fantasticare sulle possibili etimologie delle due parole… Non ci sono risultati sorprendenti da queste mie ricerche, ma, e qui in realtà il risultato è chiaramente casuale, in tutti e due i verbi, c’è a fine parola -dono (anche se in un caso si parla realmente di dono in quanto donum, mentre nell’altro no).
Da qui, mi sono più volte interrogata su me, sugli altri, su tutto, e la mia conclusione (che fatica!!, ma ci siamo!) è che:
O perdóno tutti e vedo tutti come un dono, oppure pèrdono tutti.
Cioè, o vedo tutti come possibilità di tante cose (crescita, cambiamento, esercizio a pazienza, amore, …) oppure tutto automaticamente diventa negativo. Sono troppi, se ci pensiamo, i cattivi consiglieri, quelli che invocano in tutto e per tutto il cinismo, la cattiveria “devi essere forte!”, “sii più cinico!”, “se ti lasci coinvolgere non vai da nesuna parte!”, “un po’ di sano cinismo va sempre bene!”. Eppure no, non va sempre bene.
In un altro articolo che ti scrivevo qualche tempo fa, ti dicevo che ero contenta di non essermi inaridita: ecco, il punto. Diventare cinici, vedere l’altro come oggetto per arrivare a un risultato, per ottenere il proprio scopo, non è quello che voglio: perché così perdo io e pèrdono tutti!
E io, che mica voglio perdere, ho deciso che no!, non voglio rinunciare alla bellezza delle emozioni, a quei palpiti che sento quando arriva qualcosa (o qualcuno) di insperato, che mi cambia la giornata, e chissà, magari la vita.
Spesso mi dico che le piccole cose diventano grandi perché crescono, ed ecco, io voglio crescere, con l’acqua che penetra le mie radici, coi sentimenti che mi facciano viaggiare, voglio mille e mille altri giri di boa, ancore in profondità, ma non zavorre e quindi perdóno tutti.
E perdóno perché non ho voglia di appesantirmi con tristezze e pochezze, perché alla fine della fiera tutti sono un piccolo dono, anche il signore sul treno tornando da Bologna, o la poliziotta che mi ha controllato i documenti perché ero seduta sul treno vicino a due indiani…
Io perdóno tutti perché i regali mi piacciono, anche quando sembrano brutti e un po’ difettosi… Io perdóno tutti perché alla fine, l’essere o l’essermi dono non è un merito, come non lo è l’amore.
Non credete, dunque, a chi vi dice che per vincere occorre cinismo. Il cinismo è una codardia, impiegata da chi non ha sostanza e non ha rispetto. Ciò che, invece, è richiesta, nel confronto con l’altro, è l’innocenza, la spensieratezza e l’amore. Solo con queste qualità c’è fair play nello sport e in politica. Con il cinismo si propaga, invece, la hybris egologica che vive in funzione dell’annientamento dell’Altro. Il cinismo è il preludio alla guerra. E può essere invocato solo da chi non ha mai conosciuto l’amore (inteso non come come eros, che è sempre egoistico, ma come agape, che è altruistico e gratuito). Mattia Cavadini
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