Il fiume e la rondine

semini

«Tu sei carina, tu sei intelligente, tu sei importante!»

Probabilmente tutti dovremmo ripeterci come mantra una frase come questa, che ho preso in prestito dal film The help. Sì, perché poi cresciamo ed è sempre più difficile trovare qualcuno che ce lo ricordi: dobbiamo essere cinici sul lavoro, creare il bisogno nel cliente, dobbiamo essere ambiziosi, non guardare in faccia nessuno. Scopriamo che noi valiamo a pezzi e che a nessuno importa di noi tutti interi: che begli occhi, che bel corpo, che intelligente, ma nessuno mai che dica “mi piaci tutta/o”.

È un paio di mesi che ci penso ed è anche un paio di mesi che penso a un sacco di cose, tipo a quanto sono belle le date palindrome, a quanto è bello sentirsi apprezzata tutta e non in parti, a quanto mi è mancato nell’ultimo anno poter prendere e partire e fare le cose che piacciono a me (c’era in ballo una tesi da consegnare, il lavoro, …), penso a quanto mi piacciono i miei piccoli viaggi, a quanto amo le stazioni e i treni, soprattutto quelli regionali, che sai quando sali e non sai quando arrivi, che senti i racconti della vicina di posto che urlacchia le sue disavventure al telefono e ti scappa da ridere insieme a lei, penso che i viaggi in treno sono tra le mie maggiori fonti d’ispirazione per un sacco di cose. E penso alla libertà. E penso alle ideologie. E a quanto noi vogliamo essere a tutti i costi ideologicamente liberi. Io non cerco di affermare e riaffermare la mia libertà – nelle piccole cose, s’intende – se mi sento libero. Libero, per esempio, di sbagliare; libero, per esempio, di dire quello che penso, senza avere paura di (fare male alle persone, perderle, non essere compresi, …): io, se mi sento libero, creo rapporti liberi, e non sento il bisogno di legare a me le altre persone (magari inconsciamente): sono i fatti a parlare.

Per sentirci liberi, però, dobbiamo abbattere degli schemi che ci siamo imposti, lavorare su noi stessi senza paura di scoperchiare il vaso di Pandora. Un po’ di tempo fa prendevo in giro un amico sul fatto che le cose che gli stavano accadendo, non erano soltanto per via della sua professione, ma perché anche il suo corpo si era stancato di ascoltare i suoi borbottamenti. E continuo a pensarlo, e allo stesso tempo un po’ lo capisco, perché anch’io, come tanti, vivo con accanto tanti piccoli e grandi rimossi, che però non mi aiutano a costruire non legami stretti, e neanche legami solidi, ma relazioni vere, libere, dove l’amico è anche, senza dubbio, buon consigliere, dove non c’è bisogno di mille giri di parole o di fare i buoni samaritani per dire le cose.

Quindi, oggi inizia un altro viaggio, voglio essere lo scorrere del fiume e magari avere il coraggio di andare contro il senso che mi è imposto, e voglio essere la rondine, che però torna non perché sta tornando il caldo, ma perché vuole. Voglio essere come lei, avere la libertà tornare ad abbracciare l’albero in fiore che le ha fatto capire che non serve nascondersi nel folto dei cespugli come i fringuelli, che lei è la sua rondine ed è bella se si sente libera.

 

A S. e a C.

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