BEST DELLA GRANDE PALUDE

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La paura è una cosa strana.
Forse il più strano dei sentimenti. A volte il suo oggetto è confuso, ciò che la suscita per nulla chiaro né logico. C’è una cosa bella, se così si può dire, della paura. Che non è un sentimento primario. Non viene per primo. Gli altri sono primari, tipo l’ammirazione: vedi una cosa bella e, tac!, ecco l’ammirazione. Oppure uno vede un gelato passare e mmmmmh!, tac!, ecco la goloseria. (La goloseria è un sentimento molto diffuso, è più potente della golosità. La quale, come fa sentire la parola stessa, a un certo punto si ferma: golosi-tà. Quando trova il suo oggetto, tà!, si applica a esso e così si placa. Invece la goloseria non si ferma, tiene sempre acceso il suo radar. Gira come un sottomarino nelle profondità delle cose, nel mare del mondo).

La paura invece è strana, ma è seconda. Cioè viene dopo. Soprattutto viene dopo l’amore. Spesso si ha paura quando si ama.

Difficilmente ho letto un “sequel” che fosse bello, ci sto pensando, ma probabilmente è un “mai”… Eppure questa volta non solo è bello: direi che il “2” è, se possibile, ancora più bello dell’”1″…
Best della grande palude è l’ultimo arrivato di casa Rondoni, che, dopo il successo di Se tu fossi qui, torna a emozionare i lettori, piccoli e grandi, con le avventure di Best, dello zio-cammello Tomlison, della riccioluta Rosa, di Bombo e del papà, lontano laggiù al faro…
Se in Se tu fossi qui avevamo lasciato Best e Rosa appena arrivati al faro, ora li ritroviamo ancora lì, a tre giorni dal loro arrivo, con Best a guardare con gli occhi pieni d’amore e curiosità suo padre, a nutrire sempre di più il suo affetto per Rosa. Eppure l’arrivo al faro non è la fine della storia, ma solo l’inizio… Perché al faro succedono cose incredibili, arriverà un gradito ospite, si scorgeranno i pirati, padre e figlio avranno per la prima volta l’occasione di parlare di loro due, della mamma di Best…
E ci saranno colpi di scena, di cuori che possono cambiare…

Rondoni, insomma, è sempre Rondoni, che riesce a unire prosa e poesia con una naturalezza inebriante: ogni parola è al suo posto, ogni verso, ogni respiro tende all’infinito, è vasto, come è vasto l’oceano che vede il padre di Best dalla cima del suo faro, che non teme solitudine se sa dove guardare…

«Sì, mi sentivo sempre solo prima che arrivaste voi. Ma la solitudine non è una brutta cosa se… se sai perché stai dinanzi al mare…»

Un romanzo formativo, mi permetto di chiamarlo, un libro talmente bello che si legge tutto d’un fiato e allo stesso tempo si ha paura di finire; eppure, ce lo insegna lo stesso autore che

Ci vuole sempre un po’ di allegria nei commiati. Soprattutto tra gente che si vuole bene. Il sorriso dev’essere l’ultima parola.

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