SIATE RIBELLI, PRATICATE GENTILEZZA

tommasi

Tra circa una settimana saranno già passati dieci mesi dalla lettura di Siate ribelli, praticate gentilezza di Saverio Tommasi, ma è quasi diventata una costante per me leggere un libro, vedere le emozioni che mi suscita, aspettare che le sensazioni si facciano nitide e poi scrivere; un po’ come fare un tè, insomma.

Io, Saverio Tommasi lo conoscevo per i video di Fanpage, poi stavo cercando un libro sulle rivoluzioni, i diritti, per una puntata della trasmissione per cui lavoro in radio (era un Tutorial del 1° maggio su come cambiare il mondo), e mi sono imbattuta in Saverio. Gli ho scritto, mi ha risposto super amichevole, ho preso il libro, l’ho letto.

Non è interessantissima questa premessa, quindi in realtà potevi iniziare a leggere da qui, però era necessaria per capire delle cose, anche sul libro. Infatti, Siate ribelli, praticate gentilezza è una lettera dolcissima scritta da un padre alle sue «principesse ribelli», Caterina e Margherita, una lettera aperta per tutte quelle persone che vogliono vivere in assenza di pregiudizi. Quello che ho apprezzato tanto di questo libro, è che Tommasi non fa la morale a nessuno. Lui constata, consiglia, racconta, ma non fa la paternale a nessuno. Nelle sue parole c’è molto amore e questo si sente, così come nelle storie che racconta.

Dà un nome alle cose, racconta alle figlie come sono nate, le rende partecipi di una quotidianità, a volte, più grande di loro, ma che riescono a vivere con la semplicità dell’essere bambini.

Un libro bello, scorrevole, per chi è ribelle, per chi vuole diventarlo…

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