Di viaggi e meravigliosi traumi…

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Caro Diario,

ci stavo pensando proprio in questi giorni: negli ultimi quattro anni ho trascorso più tempo in treno che a casa mia. E l’altro giorno, dopo aver cambiato sette treni in due giorni, ho pensato che viaggiare è stancante fisicamente e un po’ anche mentalmente. Poi però ho trovato una signora simpatica che doveva andare da Zurigo a Parma e ci siamo fatte insieme una tratta di viaggio chiacchierando un po’ in francese un po’ in italiano e poi ho incontrato, mentre scendevamo dal treno, una mia sosia leggermente più giovane e biondastra, con sua sorella e pargoli al seguito, e anche in questo caso abbiamo chiacchierato e io ho potuto sfoderare il mio perfetto spagnolo da novelera (in pratica da telenovelas addicted, dato che imparato lo spagnolo grazie alle serie tv sudamericane).
Così mi sono ricordata di quanto siano belli gli incontri fatti sui treni e mi sono ricordata le mie infinite tratte Milano – Bologna sui regionali da ottocento ore, perché sulle Frecce nessuno parla, mentre sui regionali riuscivo a fare incontri di ogni tipo e mi piaceva guardare la fauna dei treni, partire dai binari remoti di Milano Centrale, il chiedersi se si sarebbe mai arrivati a destinazione (una volta ho fatto Bologna – Ferrara in due ore perché il treno si era fermato in mezzo ai binari, ancora non si è capito perché).

A dirla tutta, secondo me funziona tipo “Dimmi come viaggi e ti dirò chi sei”, perché secondo me c’è come una sorta di masochismo – sano e bello nel caso specifico – nel viaggiare: io ho spesso scelto le soluzioni di viaggio meno veloci, per sentire ogni secondo di quei viaggi interminabili, l’emozione e il cuore saltellante al pensiero di cosa sarebbe successo, di chi avrei incontrato, a pensare che c’era qualcuno che mi stava aspettando da qualche parte.

Poi c’è stata la fase dell’esorcizzazione, quella del ripercorrere alcune strade da sola, degli incontri inaspettati e della bellezza delle piccole cose.

Mi ricordo la prima volta che sono andata a Bologna: era appena finito il cenacolo rosminiano  emiliano-romagnolo, ero tra Modena e Reggio, mi avevano invitata a Bologna, era, come oggi, il giorno di San Valentino, ma era una domenica. Quel giorno andò tutto storto, dalla prima cosa all’ultima. Al mio vestitino nero si scucì lo spacco, e così andavo in giro mezza nuda ignorando completamente la faccenda, fino a quando alcuni “abitanti della stazione” mi avvisarono della cosa e mi fecero accompagnare dalle loro compagne a cambiarmi, mentre uno di loro andò a obliterarmi il biglietto. Ripartii ringraziandoli, imprimendo le loro facce nella mia mente, ma non ricordandomi i loro nomi. Arrivata a Bologna, pioveva a dirotto, un venditore ambulante mi regalò un ombrello perché ero sua sorella, attraversata la strada scivolai sotto un portico (a causa della pioggia) con bello spavento per una passante e voli pindarici delle mie valigie… Insomma, peggio di così non poteva andare, ma invece, come dice la mia amica Laura “non c’è mai fine al peggio” e quindi mi diedero buca all’appuntamento. Decisi così di farmi sola un giro per Bologna e arrivai per sbaglio in Piazza Santo Stefano, uno dei miei posti preferiti in assoluto al mondo, e com’era bella sotto la pioggia… All’interno conobbi un signore di cui ricordo ogni singola parola, ma di cui non ho mai capito se il nome fosse Lubilio o Libulio… Mi ricordo solo che suonava simile al ti amo polacco, Lubje to. Insomma, il mio nuovo amico mi fece da Cicerone per tutta Bologna e poi la sera mi feci delle gran chiacchiere col signore del dormitorio.

Non so, forse mi sono dilungata un po’, però mi piace sempre ripensare a quel viaggio e a tutti gli altri, ripercorrere ogni momento e ridere e commuoversi delle cose che accadono.

Se vuoi, ne ho altri mille di racconti sui miei viaggi mezzi traumatici… Come quella volta che arrivata a Malpensa dovevo prendere un aereo per Ragusa per lavoro e cancellarono il volo per lo sciopero delle hostess…

Valeria dice che il viaggio con me è stato il più bello della sua vita (non so se era seria o se mi prendeva sin giro), perché abbiamo camminato 18 km al giorno per tre giorni, perché dice che si è ricordata di com’è bello farsi travolgere dagli eventi e di come la “fatica” dei nostri percorsi cittadini fosse sempre ripagata.

Insomma, così oggi sai da dove nasce il mio amore per i viaggi: dall’inaspettato, dal non poter programmare nulla come lo vorresti, ed è tutto perfetto lo stesso…

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