Il segreto di Alice

alice-in-wonderland-276452_1280Come ben sappiamo, sul web circolano i cosiddetti meme, vignette varie ed eventuali, illustrazioni e altro ancora. Non dobbiamo scandalizzarci: la rete è piena di contenuti, alcuni di valore, altri più o meno discutibili, però questo è quello che è chiamata a fare: contenere una moltitudine di informazioni.

Per noi, Homo Sapiens, è diverso: giusto per citare Cartesio, anche se decontestualizzato al massimo in questo caso: «Cogito, ergo sum», ovvero «Penso, dunque sono». Quando veniamo invasi da contenuti via Facebook, Twitter e chi più ne ha più ne metta, va bene farsi una risata, ma forse va un po’ meno bene condividere tutto quello che ci capita a tiro. Non tanto per il buongusto – che vabbè -, non tanto per la decenza o lo spirito etico – che anche quello… – , ma perché per condividere, come per più o meno qualsiasi altra cosa, è necessario conoscere, e con questo non s’intende che dobbiamo essere tuttologi, ma che quando vogliamo dire la nostra, che non sia solo – “condividi se ai un quore” – o – “se anche tu ami ali animali metti mi piace e condividi” -, ma cose un pelino più impegnate – tipo le citazioni di Bukowski o Alda Merini sotto foto un po’ meno impegnate, dovremmo fermarci un attimo e pensare “ma io sono sicuro che voglio dire questa cosa?” insieme con “io so di non sapere”, come recita la massima del buon vecchio Socrate, anche in questo caso decontestualizzata come poche altre volte.

Ci pensavo l’altro giorno, dopo essermi imbattuta, su Facebook, in un Bianconiglio in psicanalisi che dava la colpa a quella “poco di buono” (giusto per usare un eufemismo) di Alice per essere lì. Oltre ad aver pensato “ma chi ti ha obbligato a stressarti così tanto”, ho cercato di capire perché di quella vignetta susciti tanta ilarità facebookiana e, mi sono letta di nuovo, a distanza di anni, Alice nel Paese delle Meraviglie con cartone animato Disney a seguire: insomma, alla fine della fiera, non ho capito nulla se non che l’unico modo per legittimarla è un “liberamente tratto da…”. Ma facciamo un passo indietro… Di cosa parla la storia di Alice?

Alice nel Paese delle meraviglie è un racconto fantastico scritto e pubblicato per la prima volta nel 1865 da Charles Lutwidge Dodgson, matematico e scrittore inglese, noto al pubblico come Lewis Carrol. La storia parla di una ragazzina, Alice, di circa dieci anni che, mentre è in compagnia della sorella, vede spuntare «dal nulla un Coniglio Bianco con gli occhi rosa che le passò accanto a tutta birra», decide di inseguirlo e così entra, attraverso un tunnel profondissimo – come lei stessa ci racconta con quel «Giù, giù, giù. Avrebbe mai finito di cadere?… – Starò avvicinandomi più o meno al centro della Terra. Vediamo un po’: dovrebbe fare un seimila chilometri, penso» – , in un mondo fantastico, pieno di enigmi e paradossi e in cui vivrà le più improbabili disavventure: diventa gigante, poi piccola, e alla fine rischierà anche che le taglino la testa per aver mancato di rispetto alla Regina di cuori, …

«Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è non sarebbe e ciò che non è sarebbe!».

 

Insomma, con una storia del genere, quello che viene da chiedersi, è se veramente il coniglio della vignetta che circola sul web debba dare la colpa di tutti i suoi mali ad Alice – della quale, tra l’altro, non si è nemmeno mai accorto, dato che addirittura la confonde, in un primo momento, con Marianna, la sua domestica – e non invece alla Regina di cuori, dato che continua ad esclamare «Oh, povere le mie orecchie, i miei baffi e le mie zampette, la regina mi condannerà a morte, se la farò attendere ulteriormente!». Non dovrebbe forse essere Alice, in un certo senso, a dare la colpa del suo incubo al Bianconiglio di cui si è incuriosita e che le ha fatto vivere, inconsapevole, una disavventura dietro l’altra? Forse non ce n’è il bisogno, perché Alice incarna la spensieratezza dei bambini, capaci di rapportarsi con leggerezza e attenzione alle problematiche del mondo, senza però perdere la fantasia, dote che invece manca al Bianconiglio che vive in un mondo fatto di impegni improrogabili e scadenze che lo riempiono d’affanno, quasi fosse l’esatto opposto di Alice.

E allora va bene condividere, distrarsi e ridere, ma solo se è impresso nella mente che «il segreto, cara Alice, è circondarsi di persone che ti facciano sorridere il cuore. È allora, solo allora, che troverai il Paese delle Meraviglie!».

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