
Se provassi a ricordare il primo libro che ho tenuto in mano, non sono sicura che saprei qual era, ma tra i miei preferiti ce n’era uno spesso, di cartone, che presentava tutte le mamme della fattoria e i loro piccoli. Poi ci fu quello con all’interno una boule de neige, me lo ricordo: al centro c’era un albero di Natale disegnato sul cartone e sopra gli era stata incollata questa cupola, con all’interno del liquido che faceva muovere dei minuscoli brillantini su e giù, come fossero neve. Da quel momento ho amato i libri, sempre, qualsiasi fosse quello che mi presentavano, ma soprattutto, ancora oggi nutro una passione smodata per gli albi illustrati, quegli “educatori silenziosi”, come li definiva Jella Lepman, giornalista, scrittrice e traduttrice ebrea tedesca, vissuta a Zurigo negli ultimi anni della sua vita, che aveva utilizzato gli albi illustrati come mezzo per ri-educare i bambini orfani a una vita spensierata, grazie alla stimolazione della fantasia e della curiosità da parte di figure e colori presenti in questi libri.
Negli ultimi anni si parla, in ambito di libri per l’infanzia e albi illustrati, di silent book o wordless book: libri muti, silenti, senza parole, che riescono a comunicare soltanto attraverso le immagini, a raccontare ciò che è troppo piccolo o troppo grande per essere colto; servono a educare lo sguardo e la nostra capacità di raccontare ciò che vediamo. Si tratta di prodotti che spesso vengono definiti “democratici” perché capace di superare le barriere linguistiche, facendo comunicare culture diverse. Così, le immagini di un racconto senza parole colpiscono immediatamente l’immaginazione, contribuendo alla creazione di significati da parte del lettore, se così possiamo ancora chiamarlo.
Davanti a questi libri silenziosi però, può capitare che gli adulti si pongano alcune domande, come “come faccio a leggere un libro senza parole?” o “e se la mia interpretazione non fosse corretta?”, ma queste non dovranno essere un ostacolo, perché l’obiettivo sarà proprio quello di creare insieme una storia e viaggiare con la fantasia o forse l’interpretazione o la visione chiara e precisa di ciò che comunicano i disegni stampati su quei fogli di carta che teniamo in mano. Un bellissimo ed emozionante albo illustrato è Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni, che racconta la storia d’amicizia in un mondo senza tempo tra questi piccoli colori, oppure anche Giallo Giallo di Orecchio Acerbo, che racconta come si è più visibili e felici indossando qualcosa di giallo in un mondo tutto grigio, Una cosa difficile di Silvia Vecchini, in cui ci si domanda quanto è difficile chiedere scusa: un libro sul perdono, senza doverlo spiegare, o, ancora, L’onda di Suzy Lee, che racconta l’amicizia e la forza di superare le proprie paure, sapendo che l’ignoto può riservarci tante preziose sorprese, solo attraverso le immagini.
Le particolarità che hanno questi libri per bambini sono senz’altro la possibilità di conoscere e riconoscere il mondo anche in assenza di una parola scritta, incoraggiando la voce dei lettori e la produzione originale di linguaggio, un modo senza tempo per aprirsi al dialogo, mentre si affronta la lettura, allenando l’empatia, la condivisione, l’immaginazione, la capacità di comunicare, tra le altre cose.
Perché, come scriveva Bruno Bettelheim ne Il Mondo Incantato, “la narrazione deve arricchire la vita, chiarendo le emozioni e armonizzandosi con le ansie e paure”.
Articolo apparso su ExtraSette del 15 novembre 2019.
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