
Devo dire la verità: Fabrizio Silei è una delle migliori scoperte degli ultimi tempi!, forse perché non ero più abituata a leggere per piacere e quindi non mi godevo più davvero i libri, perché quando leggi per lavoro e devi recensire un sacco di libri non te li godi veramente, forse perché in questo periodo di treni e di insegnamento, sempre a contatto con i ragazzi, mi hanno fatto scoprire e riscoprire alcuni romanzi per ragazzi.
In questo periodo, insieme ad altri titoli, ho letto Nemmeno con un fiore e Bernardo e l’angelo nero e entrambi, a modo loro, mi hanno dato qualcosa di bello!
Innanzitutto, Bernardo e l’angelo nero è un libro intenso, che racconta la quotidianità di una famiglia, i pensieri di un ragazzino, Bernardo, che racconta la sua storia, nata dall’incontro con un aviatore afroamericano ai tempi della Seconda Guerra mondiale.
Bernardo è un ragazzo come tanti altri, o forse no, perché è il figlio del Podestà fascista del suo paese, e anche lui come suo padre vuole essere un buon fascista, amare il Duce, la Patria, vorrebbe essere un eroe, di quelli che salvano il Paese e verranno ricordati sempre per averlo fatto… Però c’è un inghippo nell’ingranaggio, la sua mamma viene considerata una comunista e spesso anche Bernardo si chiede come mai sua mamma non ami il Duce e la patria come la amano lui e papà, perché sia filoamericana, quando invece gli americani sono il nemico contro cui combattere; c’è il barbiere, vecchio amico (ora ex amico) di papà, che forse è un partigiano, e poi c’è lui, Bernardo stesso, che non riuscirà più a vedere l’altro come un nemico da consegnare ai fascisti, ma come un amico da salvare, come un uomo. Ecco, una delle cose belle e importanti che fa questo libro è insegnarci attraverso l’esempio di Bernardo che uno può avere delle ideologie, può avere delle convinzioni, può amare il Duce, la Patria, può volere vedere gli altri come dei nemici, eppure il cuore, la coscienza, la libertà (insomma, chiamiamolo come vogliamo), ci farà sentire e capire come dobbiamo comportarci nei confronti degli altri.
Bernardo a un certo punto, quando non sa più di chi fidarsi, quando non capisce se può o meno fidarsi e affezionarsi del suo prigioniero, l’aviatore ritrovato impigliato tra i rami di un albero, pone una domanda a sua mamma, mentre stanno pranzando: “Mamma, ma un negro è un uomo come noi?”. Inutile dire che la mamma di Bernardo è una sorta di eroina e anti-eroina allo stesso tempo, perché con ideali di sinistra, ma sposata con un fascista anche lui con ideali quantomeno moderati, che pensava che il fascismo avrebbe liberato l’Italia e l’avrebbe arricchita, mentre invece ha portato solo distruzione e la rovina di molti giusti e quando se ne accorgerà avrà la possibilità di cambiare le cose: una mamma che, mi permetto il paragone, mi ricorda molto il professore di Jugend ohe Gott, ovvero Gioventù senza Dio, libro di Ödön Von Horvàth del 1937: anche in quel caso abbiamo un professore con grandi ideali, che ricorda ai suoi allievi che “anche i negri sono uomini”, ma che allo stesso tempo non sempre agisce all’altezza dei suoi ideali…
È un libro forte, bello, pieno, che accende le speranze nei confronti di tutti noi, perché al di là delle ideologie, quello che conta è il rispetto, per noi e per tutti gli altri, e l’ascolto della propria coscienza.
Il pregio di Silei è di non voler essere Vate, ma di raccontare con una grande sensibilità delle possibili situazioni, senza entrare nella retorica e senza voler fare la morale a nessuno!
Libro consigliassimo per chi vuole leggere un bel racconto, scorrevole, ambientato in tempi duri e reali, che racconta la speranza!
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