
Devo dire la verità. Ogni volta che esce un libro, se nel giro di poco diventa un best seller, viene tradotto in mille lingue, ha trentacinque ristampe e viene pure fatto un film, io non lo leggo. Mi informo, ma non mi convince. E allora vado a cercarmi qualche intervista per capire chi è l’autore, se è una ciofeca o se invece ha qualcosa che mi fa accendere. Spesso faccio la snob, io che sono la regina del non dare etichette, e evito del tutto questo “genere” di libri. Capita, dicevo, che se guardo o ascolto un’intervista e l’autore mi piace e la storia non sembra troppo banale, provo pure a leggere il libro, prendendolo da una biblioteca, per valutare se ne è valsa la pena oppure no.
Una volta non ero così severa, ma poi, quando scrivi e recensisci per lavoro diventi un po’ più cinica o un po’ più leccaculo, perché altrimenti le case editrici non ti mandano più libri da recensire e la tua attività finisce, ma io non ho case editrici che mi mandano libri e recensisco e dico quello che penso solo quando un libro mi ha colpito, sia nel bene, sia nel male.
Insomma, per farla breve, a Mio fratello rincorre i dinosauri ho voluto dare una possibilità, non perché Giacomo Mazzariol mi abbia trasmesso chissà cosa, perché, a dire la verità non mi era sembrata la persona più simpatica e empatia del mondo, ma per la bellezza contagiosa di Giovanni, che volevo abbracciare già dallo schermo.
Così è iniziata la mia lettura.
Giacomo racconta la sua storia. Fine. Questo è il libro. Niente di più e niente di meno. Ma lo racconta con una grande naturalezza, un buon ritmo e, quello che mi ha colpita di più, senza il timore di sembrare “insensibile”, “cattivo”, “antipatico”, nei confronti di un fratello “speciale”, “diverso”. Giacomo è semplicemente un bambino che pensa che il fratellino abbia dei superpoteri e poi un adolescente che vorrebbe solo avere una vita “normale”, senza bisogno di giustificazioni, che teme che qualcuno possa non comprendere la situazione, prenderlo in giro, tanto che nasconde a tutti, tranne al suo migliore amico da sempre, di avere un fratello; non un fratello down, ma un fratello del tutto, così che a nessuno venga neanche un dubbio. Però c’è chi sa, come Pisone, una sorta di voce della coscienza, un po’ antipatica: appare una sola volta, eppure è l’inizio di alcuni subbugli di Giacomo, che addirittura al parco, mentre dei ragazzi si burlano di Giovanni, fa finta di non conoscerlo, non lo guarda nemmeno.
Eppure Giovanni è lì, è suo fratello, che è diverso con tutti eppure è sempre uguale, sempre gioioso, con abbracci per tutti e con la sua passione per i dinosauri e la sua amicizia speciale con Rana la rana. Giovanni, che ama incondizionatamente.
E Giacomo si trova di nuovo catapultato nel mondo del fratello e si sente in pace e vuole vivere con lui la loro storia, personale, fraterna, intensa, quando vede che per i suoi amici Giovanni è Giovanni, senza ulteriori etichette.
Mio fratello rincorre i dinosauri è un libro che emoziona, che fa apparire qualche sorriso furtivo mentre lo si legge sul treno, perché le situazioni raccontate sono di una straordinaria normalità e perché è un libro onesto: Giacomo Mazzariol nel libro non è il Giacomo “personaggio” delle interviste, ha un retrogusto diverso: non fa flussi di coscienza, non fa il buono a tutti i costi, non vuole essere piacevole senza motivo. Racconta una storia, quella della sua famiglia, quella sua e di Giovanni e lo fa con una naturalezza confortante, senza arzigogoli e altri artifici.
Ed è per questo che, alla fine del libro, ti vien voglia di abbracciare anche Giacomo (se non si guardano le sue interviste viene ancora più facile!)!
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