
Quando è arrivato questo libro ho passato un paio di settimane a guardarlo: gli zombie in copertina, il retro non raccontava niente di speciale, ma l’autore lo conoscevo da anni, con Storia di Iqbal, Storia di Ismael che ha attraversato il mare, e altri libri ancora.
Così, ho preso il libro in mano, l’ho iniziato, e nel giro di un paio d’ore ho letto e finito uno dei libri per ragazzi migliori che ho letto negli ultimi tempi. Dentro c’è tutto quello che amo: la tragedia greca, il teatro, l’umanità.
La storia è quella di Jo, una tredicenne, orfana di mamma, un po’ ribelle, testarda, impulsiva, e del suo anno di terza media. Jo vive con Federico, suo papà, e Pelù, suo fratello maggiore, che in questo periodo è un po’ cambiato, un po’ scontroso, quasi da non riconoscerlo.
E poi è la storia di Ragazzo, degli zombi, della Rossa, di Cat Fly e di Luca, detto Scialla.
Vicino casa di Anna, in paese, al di là del fiume, vivono Quelli del fiume, persone immigrate, straniere, clandestine, chiamiamole come vogliamo, addette alla raccolta dei meloni. In paese tutti li schifano, e quando uno di loro morirà, nessuno s’interesserà alla faccenda, anzi, per tutti sarà uno in meno da mantenere e forse meglio che anche tutti gli altri se ne andassero.
Jo ne parla con Federico, che è medico, le ha insegnato a dire sempre la verità, anche se questa dovesse essere scomoda, e ne parla con la Rossa, la sua migliore amica: ma cosa si può fare?
Una mattina, andando a scuola, vedono che nella notte sono apparsi dei graffiti: una città piena di zombie, zombie al bar, zombie per la strada, zombie che passano vicino al ragazzo morto di fatica e di inedia, che nessuno considera, se non i cani che lo vegliano…
A scuola si sta preparando la recita di fine anno e la Betty ha scelto di rappresentare Antigone: tutti applaudiranno, inizierà l’estate, si mangeranno i meloni raccolti da Quelli del fiume e nessuno si curerà più di quello che è successo.
Un racconto pieno di umanità, di attualità e di bellezza. Una recensione scritta oggi, nella Festa della Liberazione, dedicato alla mia Atticus, Fabiana, la mia professoressa di italiano, di storia e di religione preferita, preferita perché autentica e autentica mentore nel cammino verso la ricerca della verità e la tutela della libertà di tutti.
Perché tutti possiamo essere Ismene e tutti possiamo essere e diventare Antigone, nata per condividere amore, non odio e per andare a seppellire il fratello amato al di là del decreto di Creonte tiranno.
«A proclamarmi questo non fu Zeus, né la compagna degl’Inferi, Dice, fissò mai leggi simili fra gli uomini. Né davo tanta forza ai tuoi decreti, che un mortale potesse trasgredire leggi non scritte, e innate, degli dèi. Non sono d’oggi, non di ieri, vivono sempre, nessuno sa quando comparvero né di dove.»
(Sofocle, Antigone, vv. 450-457)
Lascia un commento