Lettere dalla ripartenza – Libertà

Cari tutti,

con queste lettere mi accorgo che in realtà qualche familiarità coi numeri devo averla pure io, fosse anche solo in maniera casuale (anche perché se l’avessi pensata, non sarebbe venuta così bene!): oggi siamo alla settimana sei, giorno cinque, lettera quattro, l’ultima da questa ripartenza e l’ultima di questo nostro anno scolastico insieme.

Ora iniziano le vacanze, quelle vere, inizia il tempo del vacuum, del vuoto, della calma, dei giorni che non saranno da riempire a più non posso perché non siano tutti uguali, ma da assaporare, fino alla fine, perché quel vuoto sia condizione di partenza e non motivo di sconforto.

Vi ricordate le prima lettere, quelle dalla quarantena?

Abbiamo parlato del deserto e del fatto che anche quando pensiamo di essere soli e magari siamo sconfortati, in realtà possiamo cogliere dei segni di una natura e di un mondo che è lì, presente, anche per noi. E poi la pazienza, lo sguardo, la gratitudine e poi ancora lo spaesamento (o il rifiorire) e poi la speranza (o ripartenza). Siamo andati oltreoceano, abbiamo provato a ripensarci e siamo stati anche Cesare, l’imperatore romano.

Oggi finisce l’anno scolastico, siete andati a scuola a prendere le vostre pagelle, alcuni partiranno – a breve – per le vacanze, altri invece rimarranno qui, in questa estate a chilometro zero. Per tutti c’è stata l’emozione del verdetto, per altri è stato un momento per rivedere gli amici, per altri, forse, le vacanze sono sempre un momento strano.

Penso a me, per esempio, a quando ero più piccola; io ho sempre amato l’estate per mille motivi, primo fra tutti il fatto che il mio compleanno cade d’estate e anche il compleanno di mio nonno: siamo nati a due giorni di distanza e ogni compleanno fino ai miei quindici anni è stata una festa, nostra, col resto della famiglia, e non faceva niente che fosse estate e quindi non ci fossero gli amici a festeggiare con me: in realtà non mi è mai interessato festeggiare con gli amici quand’ero piccola: nascere d’estate è un fatto, come lo è nascere a Natale o il giorno dei propri genitori o fratelli: e se è un fatto non lo puoi cambiare e se quello che hai ti basta, allora sei felice anche se ti dicono che manca qualcosa. Eppure, nonostante l’estate rimanga la mia stagione preferita e mi mancano quei compleanni, penso al fatto che a me le vacanze d’estate hanno sempre messo un sentimento di tristezza, tra nostalgia e malinconia. Non l’ho mai raccontato a nessuno, sapete?, ma quando penso a quei momenti mi ricordo che ero triste, come se avessi paura che le vacanze avrebbero potuto cambiare qualcosa, come se al ritorno nulla sarebbe più tornato come prima, qualcuno di noi avrebbe potuto trovare nuovi amici, volerci meno bene, come se a ogni messa in pausa, poi avremmo dovuto ricominciare tutto da capo. Invece non è così, che a ogni interruzione bisogna ricominciare tutto da capo: forse non è neanche un riprendersi dopo il “riassunto delle puntate precedenti”, ma di sicuro siamo più vicini a questa possibilità: tutto riprende da dove ci eravamo lasciati.

Quindi, in conclusione di quest’ultima lettera dalla ripartenza, vi auguro che il vostro tempo libero, che queste vacanze siano per voi un momento di scoperta, di ripresa, un momento per rilassarvi e divertirvi e che possiate sfruttarlo al meglio.

Io, dal canto mio, spero di rivedervi tutti l’anno prossimo, a scuola o fuori casualmente, per i corridoi o per caso in treno.

Vi ringrazio per l’anno passato insieme e vi abbraccio.

Buone vacanze,

Stella

P.S.:il gelsomino sta bene, anche se ha un po’ sofferto per tutta la pioggia dei giorni scorsi.

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