Acquazzone

Caro Diario,

È trascorso un anno (e un mese e qualche giorno) dall’ultima lettera che ho scritto. Prima le lettere dalla quarantena, poi quelle dalla ripartenza. Poi il vuoto. Mi sono improvvisamente sentita svuotata di tutto, come se non avessi uno scopo, come se le cose che avevo da dire fossero così poco rilevanti che, forse, era meglio non dirle. E così è stato. Ho pensato tante volte di scrivere qualcosa di nuovo, mi sono goduta ogni singola fioritura quest’anno, era come se vedessi la natura tutta insieme per la prima volta: ho visto le magnolie in fiore, le gemme del fico, i cachi ancora piccoli e verdi, le mele piccole piccole e come nascono le margherite e come i bruchi diventano farfalla. Ho visto tutto. Ho fotografato tutto. Ho catalogato tutto. Come per paura che qualcosa potesse sfuggire alla mia attenzione. C’è stata e c’è come un’intensità diversa nel guardare le cose. E al contempo è come se fossi più disincantata. È una sensazione strana, che mi frammenta e quindi continuo con lunghi e vari silenzi.

Stamattina c’è stato un acquazzone e io non ho aperto l’ombrello. Che bella la sensazione delle gocce che scivolano sul corpo. Senti di avere a che fare con tutto il resto. È come una meditazione. È come ringraziare.

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