Per tutto il periodo natalizio (o, almeno, ci provo), pubblicherò in questa nuova sezione, che inauguro oggi, delle favole scritte da m e ancora inedite.
Spero vi piaceranno!
Abbracci e buon Avvento!
C’era una volta una storia, che non sapeva di essere storia, perché nessuno aveva mai osato raccontarla. Così lei stava lì, passeggiava su e giù per il mondo e osservava cosa succedeva e vedeva gli alberi che perdevano le foglie, le uova che si schiudevano nei nidi, e poi il mare e gli scogli che si bagnavano e si asciugavano con la luce del sole. Ogni tanto, mentre guardava le cose succedere, si affezionava alle persone e sperava di trovare qualcuno che un giorno le avrebbe voluto bene. E così, per osservare e conoscere meglio, si intrufolava, insieme alla polvere, tra i vestiti di qualche viandante delle carovane del deserto, oppure si appoggiava a una finestra, in groppa a una cavalletta, mentre si appassionava alla vita di quelli che guardava, oppure si aggrappava ai sonagli dei bebé, e ci finiva tra i denti e così capiva di che pasta era fatto, e poi ancora, lo guardava dormire dall’alto del carillon, dagli occhi di un qualche pupazzetto di peluche. Solo che non tutti avevano accettato la sua presenza: i viandanti l’avevano sbattuta via insieme alla polvere, qualcuno aveva cercato di uccidere la cavalletta lanciandole una scopa, e così l’aveva fatta scappare. E poi c’erano i bambini, che non aveva ancora capito se si accorgessero di lei o meno, fino a che un giorno, un bimbo strinse più forte il pupazzetto su cui si era adagiata e continuò a portarselo ovunque, e lei era sempre lì e si divertiva, e ogni tanto le pareva anche che lui se ne fosse accorto e che si capissero. E aveva proprio ragione: perché quando il bambino crebbe, raccontò di lei ai suoi figli e poi ne scrisse anche un racconto, in modo che altri potessero sapere cos’era successo. E la chiamò “Storia”. E lei fu felice, soprattutto che finalmente, dopo mille e mille anni, qualcuno la stava chiamando per nome.
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