C’era una volta, una tazzina…

Un giorno, un dio aveva inventato un servizio da tè ed era molto contento di questo: le tazze erano di fine porcellana cinese, decorata a mano, con greche d’oro, raffinate e precise, la teiera paffuta, con quel coperchio che le dava un’aria da gran dama… Tutto era perfetto. O quasi. Perché c’era una tazza, l’ultima, in fondo alla scatola, che probabilmente aveva preso un piccolo colpo mentre cercava di guardare com’era bella e le si era un po’ rovinato il nasino… Le altre tazze erano dispiaciute, alcune ridevano di lei, perché era diventata così buffa per quella sua caratteristica: chi avrebbe voluto una tazza sbeccata? La piccola tazza, rimaneva in disparte, era andata a rintanarsi dove non c’era luce, sperando che il sole battesse altrove e che nessuno avrebbe visto il suo difetto. Zia teiera però, dopo aver contato tutte le tazzine, si era accorta che una mancava e cerca, cerca, cerca, la trovò che cercava di nascondersi per la vergogna di aver quel piccolo taglio sul naso. La teiera le sorrise amorevolmente, cercando di farle capire che non c’era da vergognarsi per quel piccolo difetto, perché era piccola e speciale e nulla le avrebbe impedito di svolgere al meglio la sua missione: lei era una bellissima tazza, che avrebbe accolto bustine, filtri e tantissimo tè e tante persone l’avrebbero baciata, chi col rossetto, chi con un burrocacao alla ciliegia o alla vaniglia o ancora al cocco e altri ancora con i loro baffi, che le avrebbero procurato un gran solletico. A sentire le parole della teiera, la piccola tazza saltò dalla gioia, contenta di quello che era, con la schiena dritta e quel nasino in bella mostra, certa che anche con quella piccola cicatrice avrebbe accolto il mondo.

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