L’ARTE DEL FALLIMENTO

Faz

«Un fallimento non è solo perdere i soldi o il lavoro. È come essere in una sala da ballo dove tutti seguono lo stesso ritmo, mentre tu sei fuori tempo. E allora inciampi, sudi, finché la folla si dirada intorno a te. È una piccola morte, una spinta fuori dal mondo». Torna Elia Contini, l’investigatore nato dalla penna di Andrea Fazioli, con una nuova avventura che si muove fra il sud della Svizzera e il nord dell’Italia. Costretto a destreggiarsi tra furterelli, animali smarriti e qualche piccola sparizione per la maggior parte del tempo, un giorno viene assunto per ritrovare un imprenditore fuggito di casa. Mario Balmelli, proprietario di una ditta di arredamenti, che vorrebbe lasciare tutto e seguire il suo sogno: suonare il sax. Ma la crisi s’inasprisce, la ditta sta per andare in fallimento e iniziano i problemi, che paiono non risolversi mai, ma anzi, ingigantirsi, anche grazie all’entrata in scena di un killer. La trama s’infittisce, e Contini si trova ad indagare tra bar, strade e l’Ufficio di Esecuzione e Fallimenti, fino a quando… In L’arte del fallimento troviamo un Contini che si trova a dover risolvere casi molto diversi e più complessi rispetto al solito, ma «più passava il tempo, più Contini si rendeva conto che la pigrizia, o meglio la forza d’inerzia, è l’arma segreta di un buon detective», e passo dopo passo, o meglio, indizio dopo indizio, riuscirà ad arrivare alla soluzione. Questo vale anche per Fazioli, che riesce a convincere il lettore con una storia più che avvincente ambientata nel tranquillo e insospettabile Ticino. Molti i punti di forza dell’autore, tra i quali la grande capacità nel rendere le scene vivide, a tal punto da dare al lettore di essere al cinema o a teatro, grazie anche alle battute, brevi e dirette, e alle descrizioni dei personaggi e dei luoghi così piene di colori e profumi. Arrichisce l’opera «fazioliana» la musica: infatti tutta la storia è accompagnata dal ritmo del jazz, che viene descritto come «la musica di chi si trova a terra e, in qualche modo, tenta di rialzarsi. È un eterno confronto con i limiti, con gli errori. Anzi, è la speranza che proprio negli errori si nasconda una possibilità di salvezza. Perciò Mario insisteva nell’ascoltare i suoi vecchi dischi in vinile, sulla sua vecchia poltrona sfondata, senza preoccuparsi se il mondo andava più veloce di lui». Fazioli, grazie alla ditta fallimentare, riesce a toccare le corde più intime e profonde dell’animo umano e a far capire che il fallimento non è solo affari andati male, ma che è tra le condizioni della vita umana e che, forse, il vero fallimento è non fallire mai. Un esperimento assolutamente interessante è stato ascoltare ogni brano citato nel libro durante la lettura: davvero si finisce per entrare in un Ticino quasi sconosciuto, con atmosfere malinconiche e quasi offuscate dal fumo di sigari semispenti nei pub dove si esibiscono le jazz band di cui parla il libro: una sorta di atmosfera anni ‘60 in un Ticino contemporaneo e attualissimo in cui accanto ai protagonisti quasi jazzisti si trovano giovani impiegate tatuatissime e piene di piercing. Ancora una volta, Andrea Fazioli affascina con le sue storie che sanno di casa e di mistero, raccontate con tutta la bravura, lo stile e l’ironia, che contraddistinguono il giovane scrittore bellinzonese.

Una replica a “L’ARTE DEL FALLIMENTO”

  1. Avatar Come potrei riconoscere le stelle? – Stella N'Djoku

    […] parlato del fallimento, che, come diceva il mio amico e maestro Andrea Fazioli, nel suo ultimo romanzo, è […]

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