Apologia di un cancerino

Cavez

Ebbene sì, dopo che ormai tutti, quando dico che non credo all’oroscopo ma ne leggo solo uno, mi rispondono “ah già, quello di Rob Breszny, l’ho letto nel blog”, – confesso che ogni tanto mi viene un po’ d’ansia se penso (in realtà mi ci hanno fatto pensare) a quanto sia intimo scrivere le proprie esperienze su un blog -, ma in realtà, oggi il punto non è Rob e non è il mio oroscopo.

Tutto cominciò poco meno di sei anni fa, era il 29 settembre 2012, avevo dei jeans, una camicetta lilla a quadretti, delle sneakers blu che adoravo, avevo ancora il carré (poi non tagliai più i capelli, anche perché hanno la crescita lenterrima…): questo è il giorno in cui comprai il mio nuovo telefono, un iPhone 4s, nero, bellissimo, ero super soddisfatta del mio acquisto. Poco dopo aver compiuto il primo anno insieme, un giorno a pranzo, una cameriera gli fece cadere addosso un piatto di spaghetti al sugo, e un bicchiere pieno d’acqua gli si rovesciò addosso: lo portai a sistemare e tornò, più o meno, come nuovo. Poi cadde millemila volte, fino all’anno scorso… 24 e 30 agosto… La prima volta ero a una cena di compleanno di una mia amica e collega e durante le presentazioni il mio telefono cadde sul pavimento di marmo sotto a un portico, frantumando lo schermo in mille piccolissimi frammenti e diventando tutto nero… Il giorno dopo andai a cambiare lo schermo, il tasto home aveva ricominciato a funzionare, il mio 4s, nonostante i suoi quasi cinque anni era più bello che mai!! Poi arrivò il 30 agosto…

30 agosto 2017: ero in ufficio, di fretta, dovevo partire per andare a Zurigo per fare un briefing in cui mi avrebbero dovuto spiegare come rendere attraenti agli occhi dei clienti dei pacchetti di chips… Metto il telefono in tasca mentre corro al bagno per fare la pipì controllando l’orologio con la paura di perdere il treno, entro in bagno, chiudo la porta e PATAPAM!!!… era caduto nel gabinetto all’entrata dell’azienda in cui lavoro… Dopo 12 nanosecondi passati a guardare il malcapitato con le lacrime agli occhi, lo prendo chiudendo gli occhi, mi metto tra le mani del disinfettante, corro al supermercato, compro del riso, corro in stazione e riesco a salire sul treno (chiaramente in tutto questo non ho mai fatto la pipì, che ho dovuto trattenere – come la punteggiatura in questo paragrafo – fino al mio arrivo a Zurigo, dato che mi fanno schifo i bagni pubblici e nonostante il ciclo).

Il telefono grazie alla permanenza nel riso è resuscitato, ma con molto più di qualche acciacco e dopo 50 franchi spesi, una settimana prima per cambiare lo schermo…

15 marzo 2018, appena un mese e mezzo fa… Dopo che Siri ha assunto una vita propria e ha cominciato a telefonare a gran parte dei numeri presenti nella mia rubrica a qualsiasi ora del giorno e della notte facendomi perdere soldi e dignità, ho avuto il coraggio di comprare un nuovo telefono, che guardo e contemplo spesso per la sua “giovinezza” e bellezza, ma a cui ancora non ho avuto il coraggio di passare tutti i miei dati. Intendiamoci, è un telefono bello, nuovo, funzionante, ha pure un certo fascino non fosse che rispetto al mio 4s è enorme (quello che ho preso è un S8), eppure, nonostante Siri, la batteria che dura un’ora, “accedi a itunes” ogni volta che si spegne, io non riesco ad allontanarmi dal mio amato 4s e non riesco ad immaginarmi senza di lui, non per chissà quale motivo tecnologico o feticista, ma perché lì dentro sono contenuti gli ultimi sei anni della mia vita, con gioie, dolori, amori, eccetera.

Ecco, se qualcuno mi chiedesse com’è un cancerino, gli racconterei questa storia: non che tutti i cancerini abbiano la mia memoria da elefante e si ricordino tutti i dettagli di tutto quello con cui hanno avuto a che fare nella vita, o neanche perché abbiano chissà che rapporto con la tecnologia, ma perché il cancellino ha questo tipo di rapporto con le cose, con le persone… Amano, follemente, si struggono, vorrebbero che tutto rimanesse sempre com’era, anche una volta che ormai la questione è compromessa (tipo io col telefono), perché sono così, fedeli come l’edera, anche troppo forse, che hanno paura di buttarsi e di rimpiangere quello che è stato (se il mio nuovo S8 non fosse come il mio 4s?).

Eppure, edera o non edera, adesso inizia maggio e poi verrà giugno e poi luglio e poi continueranno a scorrere i mesi, sia che io abbia un 4s o un s8, sia che io aspetti un benestare per respirare sia che io non lo aspetti: oggi, scelgo di essere un girasole, un papavero, un gelsomino, di unirmi al sole, alla terra, alla bellezza che ho attorno, scegliendo di non far sì che diventino per me una zavorra. Voglio poter scegliere, buttarmi, amare, senza aspettare che qualcuno lo faccia per me (tipo il mio 4s, che potrebbe decidere di non accendersi più di punto in bianco e a quel punto sarei obbligata ad usare il telefono nuovo…). L’amore muove, io voglio viaggiare…

3 risposte a “Apologia di un cancerino”

  1. Avatar jetropak
    jetropak

    сказка чтоли?

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    1. Avatar stellandjoku

      это рассказ о привязанности

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  2. Avatar Lettere dalla Quarantena – Spaesamento (o anche rifiorire) – Stella N'Djoku

    […] ieri ho scoperto che due anni fa scrivevo una riflessione qui sul blog, in cui dicevo – giusto per spoilerare il finale a voi che non l’avete letto […]

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