SCUSA SE TI CHIAMO STRONZO

cover Spelta

«Sai, finalmente l’altra sera siamo usciti. Lui è carino, simpatico. Mi fa molto ridere. Pensa che mi ha regalato anche delle rose, non ne ricevevo da un sacco di tempo.»
«E quindi? Vi rivedete?»

«Non lo so, cioè, insomma, non lo so se è quello giusto. Poi siamo troppo diversi.»

«Ma tipo?»

«Sì, cioè, in tante cose. Per esempio, forse ha una carie a un dente. Poi dorme con la tapparella abbassata mentre io se non c’è almeno un po’ di luce ho l’impressione di soffocare. E il dentifricio. Ma come fa a spremerlo dal mezzo e non dal fondo? Troppo diversi, dai, siamo troppo diversi. E poi ho il mio lavoro che mi impegna e…»

«…E quindi siete usciti?»

«Sì, sì, lei è fantastica. È brillante, è una donna molto determinata, ha il senso dell’umorismo. Siamo stati proprio bene.»

«E allora? Quando la richiami?» «Be’, non lo so se la richiamo.» «Perché?»

«Eh, non sono sicuro che sia quella giusta. Siamo troppo diversi.»

«Ma tipo?»

«Ma sì, dai, in tante cose. Pensa che ha il secondo dito del piede più lungo del primo. In casa cammina senza ciabatte. E poi una volta l’ho vista sbadigliare senza mettere la mano davanti alla bocca. Troppo diversi, dai, troppo diversi.»

Ok, a sto giro non so proprio cosa dirvi… Lo ammetto… Cioè, non che non ci abbia pensato, sto addirittura tornando su questa recensione ora, dopo pomeriggio in biblioteca, aver fatto la spesa e aver pensato in 20 minuti di tragitto in autobus a un sillogismo per spiegare l’errore logico dell’autore… eppure, boh… Cioè, Scusa se ti chiamo stronzo è un libro, senza dubbio, strano. Sono partita con aspettative alte, la premessa faceva presagire 216 pagine di puro divertimento sulle esperienze tra uomo e donna, nel senso, uno che ti descrive dei dialoghi così non può non essere un genio, ricalca perfettamente le classiche dinamiche del “non ho voglia di impegnarmi/ho paura”, tipo Gordon lo youtuber (quello di Non fare la sottona… Si chiama così, no?). Eppure non è proprio così… Cioè, Mirko Spelta, l’autore, non ha le rotelle fuori posto e non ha una mentalità da clausura o troppo libertina, anzi. Però, c’è un però grande come una casa: dice da subito che quello che lui dirà non è verità scientifica, e fin qui ok, ma dice anche che lui dirà quello che nessuno ha mai osato dire sugli uomini, e da qui inizia ad assurgerei a detentore della verità. Ora, cose non troppo sbagliate ne dice, tipo la biancheria con gli unicorni, arcobaleni, pois e fiorellino vari che fanno più bambina che donna, dice anche che un uomo non sta lì a guardare se hai una taglia 32 o una 42, anzi, che forse la 46 è più sexy perché dai l’impressione di essere una donna forte, fa paragoni con il mondo animale, con la società dei nostri antenati e altro ancora. Poi comincia a dare consigli di stile che manco Lagerfeld, tipo: no nail art, sì al rossetto, quello che per una donna è volgare per un uomo non lo è, scarpe solo dal tacco 12 in su, mai ascoltare i consigli di un’altra donna in fatto di stile perché è sicuramente gelosa e cose così.

Per quanto mi riguarda, pensavo di non riuscire a ultimare il libro dopo i consigli di stile, però ho continuato, e devo dire che è vero, c’è chi amerà questo libro e chi lo odierà, io sto nel mezzo. Nel senso che non mi lascia indifferente, ma allo stesso tempo non sento di apprezzarlo totalmente, perché sì, l’uomo è semplice, non è contorto come una donna, ma non è solo il suo pene (!!), e se anche è vero, per l’uomo parte tutto da lì (se mi eccito vuol dire che mi piaci, proviamo a vedere che succede, tra un po’ forse potrò capire se sei la donna per me, parafrasando quello che dice Spelta), è anche vero che una donna non deve sentirsi mortificata se non vuole mettere i tacchi, strizzare il bustino, rifarsi tette e culo per compiacere il suo uomo, ed è questo il punto che mi ha fatta arrabbiare di Spelta: lui in questi casi ha un ragionamento da film porno, mascherato da “io ti dirò la verità”. Se da una parte sì, possiamo ringraziarlo per i discorsi su sesso, interviste e doppie interviste, che possono fungere da spunto per alcune situazioni, dall’altra non possiamo tollerare che ci dica “le tue tette se vuoi tenerti il tuo uomo devono essere grandi e marmoree”, perché non è il messaggio da dare

Allora ve lo dico io cosa pensa, una volta per tutte.

Pensa che è vero che verso i quaranta la forza di gravi- tà comincia a fare il suo effetto e che è inevitabile che non siate più quel fiore che eravate a vent’anni. Che le rughe di espressione sì, ci sono e si vedono, che il seno dopo l’allattamento non è più quello di prima.

Questo pensa.
È la vita.
Li vede anche lui i segni del tempo.
Pensa che se avete in mente di farvi dare una mano dal chirurgo plastico per aggiustare qualche regalino che vi ha fatto l’età ed essere ancora sexy e desiderabile, come fa a non essere d’accordo?

Non importa cosa vi dice: è d’accordo.

Fidatevi.

Ma fate attenzione a non esagerare, perché non si tratta di sbagliare vestito, o trucco, che con un colpo di latte detergente si cancella.

Con la chirurgia estetica non si scherza, e un errore, oltre a fare danni seri (di pornostar decedute sotto i ferri ce n’è più di una, che riposino in pace) può fare inorridire.

E ancora

Se proprio avete i soldi per un unico intervento e dovete scegliere, con la mastoplastica additiva andate abbastanza sul sicuro (a patto che non vi facciano quegli obbrobri squadrati che si vedono ogni tanto).
È un evergreen.
Come le canzoni di Natale. Come la Nutella.
Come il nero, che va su tutto.
Ecco, anche le tette vanno su tutte.
Ah, un’ultima cosa, a proposito di tette che vanno su tutte.

E ancora

fino alla quinta, talvolta anche sesta, è dono di Dio. E, soprattutto, portarle dalla prima alla seconda misura è come affrontare un’operazione di allungamento del pene portandolo da sei a otto centimetri.

Non so se mi spiego.

Io, dopo lotte e lotte di donne prima di me (non voglio fare la femminista a tutti i costi, ma qui mi sento costretta anche per amore a me stessa), voglio pensare di non avere bisogno di mettere 20 centimetri di tacco, 8 ore di parrucchiere, 30 litri di profumo e vestitini super succinti per tenermi un uomo: io voglio anche potermi permettere di andare in giro senza il reggiseno o la ceretta perfetta, voglio sperare che piaccia di più il mio, di seno, che non quello di silicone che consiglia l’autore, che altrimenti prendetevi una bambola…

Insomma, libro senza infamia e senza lode, che fa un po’ da specchio a come siamo oggi, dove la copertina di un libro vale più del suo interno, dove un uomo è solo il suo pene e i suoi istinti, dove le tette sono più del cervello…

 

Ok, ci sono arrivata: i commenti sotto ai post sono davvero illuminanti!! Mi scrive un amico questo commento, che vi copio e incollo qui sotto, perché secondo me è proprio questo il punto: non siamo solo riproduzione e convenienza… L’amore è ben altro! Grazie, Marco! 🙂

Ti dico la mia visione, ma rapido che ho giusto giusto 5 minuti di pausa.
Gli animali stanno insieme per la riproduzione. Perciò ha senso il discorso sulle tette marmoree eccetera. Se il tuo uomo sta insieme a te per l’accoppiamento, col tempo sei destinata a perdere: ci sarà sempre una ragazza più giovane di te pronta a rimpiazzarti. O una nuova da fecondare (l’istinto maschile porta a fecondare il più possibile per garantire la sopravvivenza della specie, quello femminile a selezionare gli esemplari per generare figli migliori).
Gli animali stanno insieme anche per la convenienza: si suddividono i compiti, ci si protegge a vicenda. Molte persone stanno insieme “solo” per questa ragione e spesso funziona.
Gli uomini e le donne stanno insieme anche per amore. Che cosa vuol dire? Boh, affinità caratteriali, condivisione della filosofia di vita, del modo di educare i figli? Tutto questo e più. E qui le tette c’entrano poco.
Può vederla come una struttura a livelli, dove il primo approccio è più animalesco poi si evolve, perde importanza il livello riproduttivo e guadagna quello intellettuale. Per alcuni. Per altri si resta lì, a tette marmoree e culi scolpiti.

5 risposte a “SCUSA SE TI CHIAMO STRONZO”

  1. Avatar Marco Faré

    E se avesse ragione?

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    1. Avatar stellandjoku

      Eh… Me lo sono chiesta anch’io… Secondo me tante cose che dice sono giuste, non sbaglia, anche nei paragoni col regno animale e con l’evoluzione è molto acuto!! Però io spero sempre che l’unico modo per avere e tenersi un uomo non sia davvero l’essere sempre al top in modo che non guardi un’altra… Non so, sono confusa 🙂 Tu da uomo che dici?

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      1. Avatar Marco Faré

        Ti dico la mia visione, ma rapido che ho giusto giusto 5 minuti di pausa.
        Gli animali stanno insieme per la riproduzione. Perciò ha senso il discorso sulle tette marmoree eccetera. Se il tuo uomo sta insieme a te per l’accoppiamento, col tempo sei destinata a perdere: ci sarà sempre una ragazza più giovane di te pronta a rimpiazzarti. O una nuova da fecondare (l’istinto maschile porta a fecondare il più possibile per garantire la sopravvivenza della specie, quello femminile a selezionare gli esemplari per generare figli migliori).
        Gli animali stanno insieme anche per la convenienza: si suddividono i compiti, ci si protegge a vicenda. Molte persone stanno insieme “solo” per questa ragione e spesso funziona.
        Gli uomini e le donne stanno insieme anche per amore. Che cosa vuol dire? Boh, affinità caratteriali, condivisione della filosofia di vita, del modo di educare i figli? Tutto questo e più. E qui le tette c’entrano poco.
        Può vederla come una struttura a livelli, dove il primo approccio è più animalesco poi si evolve, perde importanza il livello riproduttivo e guadagna quello intellettuale. Per alcuni. Per altri si resta lì, a tette marmoree e culi scolpiti.

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      2. Avatar stellandjoku

        Ecco, esatto!!! Era quello a cui cercavo di arrivare ieri con i miei sillogismi… È proprio qui la fallacia: non siamo solo riproduzione e convenienza, l’amore è altro! ❤ Grazie, Marco!!, per l'illuminazione e per aver speso la tua pausa qui 🙂

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