
Wonder è uno dei libri che mi ha riportato la gioia della lettura, un po’ perché la storia è bella, un po’ per come è scritto, un po’ perché non so neanch’io il perché…
August Pullman è un bambino tra i dieci e gli undici anni, ha sempre un casco da astronauta in testa, non è mai andato a scuola, ha una sorella, Olivia, soprannominata da sempre Via, un migliore amico, Christopher, due genitori che lo amano.
Insomma, August è un ragazzo normale, se non fosse che ha dovuto subire una quantità enorme di operazioni nella sua vita, soprattutto al volto, che è rimasto con grandi cicatrici, visibili, con gli occhi bassi e le orecchie troppo piccole e dislocate, e il mento che esiste solo grazie allo spostamento di un altro osso nel posto in cui dovrebbe essere il mento. Insomma, August non ha mai vissuto fuori casa, come si può capire.
Eppure, sua madre e suo padre hanno deciso di mandarlo a scuola: il suo percorso partirà dalla prima media, il direttore convoca August e famiglia e lì il ragazzino conoscerà tre dei suoi nuovi compagni di classe, che gli vengono assegnati come tutor e amici, affinché il suo inserimento a scuola, nel suo primo anno di scuola in assoluto sia tra i migliori.
In Wonder ci sono capitoli per tutti, nel senso che il libro ha capitoli raccontati da August in prima persona, ma anche da altri protagonisti del racconto, e ognuno di loro racconta la vicenda del primo anno di scuola media di August dal proprio punto di vista.
Non svelo di più, non dico altro. Perché Wonder è da leggere, direttamente, tutto d’un fiato: in 4 giorni consecutivi ho letto tutti e quattro i capitoli, nei ritagli di tempo, in treno, nelle attese. Uno dei libri per ragazzi più belli che ho letto negli ultimi anni. Tanto che ogni tanto mi capita di sperare in un sequel e allo stesso tempo non lo voglio, perché non vorrei la magia finisse…
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