
Il libro di Julian, forse, è ancora più bello di Wonder. Mi spiego: questa volta a parlarci è Julian, l’antagonista (se così lo possiamo chiamare), uno dei ragazzini incaricati dal direttore della scuola a fare da tutor ad August e di essergli amici.
C’è un problema: quello che Julian non ha nessuna voglia di avere a che fare con August, non per simpatia o antipatia, ma perché questa conoscenza potrebbe risvegliare vecchie paure che sembravano ormai risolte.
Julian non vuole, o meglio, non pensa di essere un bullo: lui cerca solo di allontanare qualcuno che gli fa paura e non sa come fare e quindi utilizza tutti i mezzi che ha a disposizione e, come se non bastasse, i suoi genitori sono dalla sua parte, tanto che lo giustificano e gli fanno anche cambiare scuola!
Poi però accade un fatto, un incontro con la vecchia e ricca nonna che vive a Parigi, che comincia a raccontargli delle sue frivolezze, delle sue amate scarpe rosse e…
Non voglio raccontare oltre per non rovinarvi la storia, che commuove, fa arrabbiare e intenerire mille milioni di volte per pagina. Uno di quei libri dopo IL libro che non è sequel, prequel e chi più ne ha più ne metta, ma è un punto di vista diverso: uno dei protagonisti ha la parola e cerca di usarla non come scudo o come giustificazione, ma per raccontarsi nel modo migliore e più vero che ha e ci racconta il seguito, i retroscena che August non poteva conoscere e anche questa volta, R. J. Palacio lo fa con una naturalezza disarmante!
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