
Cari tutti,
rieccomi a voi.
Settimana quattro, giorno tre, lettera due.
Il tempo sta trascorrendo, la camelia in giardino sta sfiorendo: da un po’ di tempo tutt’intorno, tra le piastrelle e l’erba, si stanno posando i petali rosa intenso. Dovrebbe fiorire il gelsomino che si arrampica sul cornicione ma, sarà la poca acqua, sarà la strana primavera, ancora non sbocciano i fiori, né si sente il suo profumo quando spalanchi le finestre.
In questi giorni, complici anche i dolci che sto imparando a preparare, e le conversazioni con alcuni amici, ho spesso pensato a una parola: pazienza. Se qualcuno tra voi è un appassionato di cucina, ma soprattutto di dolci, si sarà accorto che fare i dolci è una questione di attesa. Pensiamo al pane, alla pasta per la pizza, alle torte, ma addirittura alle crêpes così veloci: l’impasto va lasciato riposare, per favorire la lievitazione, perché solo aspettando la pizza, la torta, le crêpes, potranno avere la consistenza perfetta, la digeribilità giusta.
Quando ero piccola, facevo un sacco di torte con mia nonna, e la parte più bella era accovacciarmi davanti al forno e vedere gli angoli della sfoglia che crescevano, la crema che diventava dorata, le mele che pian piano rilasciavano il loro succo e diventavano spugnose… era un’emozione bellissima, il profumo intanto si spargeva per la cucina e entrava in sala. E l’attesa era il mio momento preferito, come aspettare la notte di Natale, la neve, giocare a Scarabeo.
Se penso a cosa sto imparando in questa quarantena, penso al fatto che ho imparato a fare la spesa velocemente, e penso che sto imparando a riappropiarmi del mio tempo, fosse anche solo bevendomi un tè mentre leggo le email, o infornando una torta prima di iniziare a lavorare. È buffo, perché se penso agli ultimi due o tre anni, penso al fatto che io che ho sempre elogiato la lentezza ero arrivata a superare le persone davanti a me sul marciapiedi, perché lente: ecco, in questa quarantena sto imparando a riprendermi il tempo perché alla fine a cosa portano le corse continue? Solo agli affanni, perché alla fine non ti godi nulla quando passi la vita a comporre incastri magici per riuscire a fare tutto.
Un secondo esempio me lo hanno dato due amici, Luca e Anna che, pensate, tra loro non si conoscono!, ma hanno una passione in comune: piantare frutti esotici. Anna l’altro giorno mi ha inviato una foto del suo orto botanico casalingo: delle piantine di avocado e altri frutti che non ricordo, in vasetti carinissimi appoggiati sulla lavatrice. Luca anche, di tanto in tanto mi invia qualche foto delle sue piantine, per farmi vedere come crescono ed è sempre interessante vedere come gli arbusti e i ramoscelli crescono, come nascono le foglie ciccione e come cambiano colore: ecco, anche loro, per me, sono esempi se penso alla parola pazienza, perché curano le loro piantine aspettando che diano frutto.
Ecco, la parola che mi andava di condividere con voi oggi è proprio questa: pazienza. Perché pazienza è attesa appassionata (e infatti le due parole hanno la stessa radice) e perché davvero oggi può insegnarci qualcosa, soprattutto ad aspettare, perché, in fondo, come direbbe la mia amica Ivonne, abbiamo il tempo delle cose grandi…
E voi come state? Che ne pensate?
Ci sentiamo alla prossima lettera,
Un abbraccio,
Stella
Ci sentiamo alla prossima lettera,
Un abbraccio,
Stella
P.S.: ecco l’etimologia di pazienza: pazienza deriva da patientia (parola latina che deriva da patior), che significa: pazienza, capacità di resistere, tenacia, costanza ,fermezza, perseveranza
P.P.S.: ecco la poesia di Ivonne da cui ho tratto “Il tempo delle cose grandi”.
Non so camminare se mi guardi,
tienimi nei giorni
che mi hanno preparata
alle tue mani, come impasto
buono per il pane.
Precede tutti i modi in cui ti chiamo
questa attesa, bella perché è te
che sto aspettando.
L’amore si misura in pazienza
e noi così perfetti dentro al mondo
ci compiamo piano
come i fiumi, le montagne.
Abbiamo il tempo delle cose grandi.
tienimi nei giorni
che mi hanno preparata
alle tue mani, come impasto
buono per il pane.
Precede tutti i modi in cui ti chiamo
questa attesa, bella perché è te
che sto aspettando.
L’amore si misura in pazienza
e noi così perfetti dentro al mondo
ci compiamo piano
come i fiumi, le montagne.
Abbiamo il tempo delle cose grandi.
(Ivonne Mussoni)
(08.04.2020 – Lettera scritta per i miei allievi)
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