Lettere dalla Quarantena – Spaesamento (o anche rifiorire)

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Cari tutti,

in men che non si dica, siamo già arrivati alla settimana sette, giorno sei, lettera cinque.

Dal mio giardino non ci sono grandi aggiornamenti, se non che sono arrivati i giardinieri dopo tipo due mesi e quindi non ci sono più margherite e soffioni da fotografare; in compenso, ogni tanto mentre scrivo, mi sdraio sull’erba e comincio ad osservare le formiche e tutti quei strani insettini che si muovono veloci tra l’erba bassa.

Questa settimana ho ritrovato il mio ritmo: mi sveglio alle sei, faccio colazione, comincio a lavorare, alle 11 ho riunione con i colleghi dell’ufficio, a pomeriggio ho lezione con alcuni di voi, la sera mangio presto così poi mi rimane del tempo per leggere, scrivere o studiare. Lavoro, spesso e volentieri, in balcone, cerco di fare qualche esercizio per rimanere motoriamente attiva, continuo a fare esperimenti culinari. Eppure mi sono persa un po’, l’avrete notato anche voi, per esempio per quanto riguarda le poesie del giorno.

Un attimo di spaesamento: uno una mattina si alza, comincia tutta la trafila della vita, e poi a un certo punto si chiede “che sta succedendo?”, “che mi sono persa?” e così ho passato giorni a pensare, tra una cosa e l’altra e così vi ho scritto meno, ma ho raccolto un sacco di poesie che vi invierò in questi giorni.

L’altro ieri ho scoperto che due anni fa scrivevo una riflessione qui sul blog, in cui dicevo – giusto per spoilerare il finale a voi che non l’avete letto – : “edera o non edera, adesso inizia maggio e poi verrà giugno e poi luglio e poi continueranno a scorrere i mesi, sia che io abbia un 4s o un s8, sia che io aspetti un benestare per respirare sia che io non lo aspetti: oggi, scelgo di essere un girasole, un papavero, un gelsomino, di unirmi al sole, alla terra, alla bellezza che ho attorno, scegliendo di non far sì che diventino per me una zavorra. Voglio poter scegliere, buttarmi, amare, senza aspettare che qualcuno lo faccia per me (tipo il mio 4s, che potrebbe decidere di non accendersi più di punto in bianco e a quel punto sarei obbligata ad usare il telefono nuovo…). L’amore muove, io voglio viaggiare…”. Romantica, un po’ sognatrice, tanto che non mi ricordavo di avere scritto queste parole, però quando l’ho trovato, mi sono accorta che questo testo, con i dovuti adattamenti, potrebbe essere quello che penso anche rispetto a questo periodo: “inizia maggio e poi verrà giugno e poi luglio e poi continueranno a scorrere i mesi, sia che io rimanga in casa, sia che io vada a scuola, sia che io mi intristisca perché le cose mi sembra non vadano come voglio io, sia che io scelga di stare bene, per quanto possibile: oggi, scelgo di essere un girasole, un papavero, un gelsomino, di unirmi al sole, alla terra, alla bellezza che ho attorno, scegliendo di non far sì che gli accadimenti diventino per me una zavorra”. Sì, oggi probabilmente lo scriverei così, o quasi, perché probabilmente la riflessione si dilaterebbe, soprattutto sullo “stare bene” e sul fatto che non essendo avulsi (altra parola per il nostro glossario) da un contesto, non essendo degli eremiti sul cucuzzolo di una montagna, il nostro stare bene è connesso con lo stare bene degli altri, e non è falsa pietà, buonismo o chissà quale altra cosa, ma è empatia, una semplice qualità che fa di noi esseri umani e non animali o macchine. Forse è anche per questo che ho trovato necessario, in questo periodo di quarantena, sfruttare al meglio il tempo, anche per una questione di unità con gli altri…

Tra poco torneremo a scuola, la nostra quotidianità a cui ci stavamo abituando, cambierà ancora una volta: e allora prendiamoci del tempo per noi: proviamo, questa settimana a fiorire, come maggio che inizia…

 

È maggio

A maggio non basta un fiore.
Ho visto una primula: è poco.
Vuol nel prato le prataiole:
è poco: vuole nel bosco il croco.
È poco: vuole le viole; le bocche
di leone vuole e le stelline dell’odore.
Non basta il melo, il pesco, il pero.
Se manca uno, non c’è nessuno.
È quando è in fiore il muro nero
è quando è in fiore lo stagno bruno,
è quando fa le rose il pruno,
è maggio quando tutto è in fiore.

Giovanni Pascoli

2 risposte a “Lettere dalla Quarantena – Spaesamento (o anche rifiorire)”

  1. Avatar Lettere dalla Quarantena- speranza (o ripartenza) – Stella N'Djoku

    […] otto, giorno sette, lettera sei.Dopo il deserto, la pazienza, lo sguardo, la gratitudine e lo spaesamento, oggi potremmo avere come parola chiave la speranza (o ripartenza) e questa è l’ultima delle […]

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  2. Avatar Lettere dalla ripartenza – Libertà – Stella N'Djoku

    […] che è lì, presente, anche per noi. E poi la pazienza, lo sguardo, la gratitudine e poi ancora lo spaesamento (o il rifiorire) e poi la speranza (o ripartenza). Siamo andati oltreoceano, abbiamo provato a ripensarci e siamo […]

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