
Cari tutti,
è da un po’ di tempo che ho l’idea di scrivervi per chiedervi come va, poi ho ricevuto una lettera da T., che mi ha proposto il titolo di questa lettera, oltre oceano, allora mi sono detta che vi avrei scritto lunedì scorso; poi il tempo è trascorso e oggi pomeriggio ho ricevuto un messaggio da A., che ha condiviso con me un suo pensiero. Insomma, per una pura casualità o un segno del destino, mi ritrovo a scrivervi la prima lettera dalla fase 2 alla settimana tre dal ritorno, giorno due. Fantastico, non credete anche voi?
Bene, in queste due settimane il gelsomino in giardino è finalmente fiorito e io non sto più cucinando molto, anche perché, anche se noi continuiamo con le videolezioni, sono tornata in ufficio per uno o due giorni a settimana, a seconda della settimana. E, a proposito di oltre oceano, ho trovato una nuova amica, Julia, che è australiana, insegna inglese e traduce anche poesie (!), e da lei stanno cominciando a cadere le foglie, mentre da noi cominciano ad arrivare i frutti e le giornate calde e soleggiate… Ma ci pensate?
So che anche per voi, da quello che mi avete scritto, il ritorno a scuola è stato strano: cartelli, indicazioni, distanze di sicurezza. Eppure in questa ripartenza a ritmi diversi, tutto va avanti, le persone ricominciano a fare la vita di prima, tanto, si è detto dall’inizio, “andràtuttobene”. E invece no, non #andràtuttobene (e qui mi metto a sorridere perché mi immagino D. dirmi che sembro depressa quando parlo delle cose negative che succedono nel mondo), ma non andrà tutto bene perché le cose non andavano davvero bene neanche prima: sapete, per esempio quanto stiamo inquinando con guantini e mascherine? O vi ricordate, per esempio, le valige piene di cibo e le risse nei supermercati? Ecco che anche in questo ritorno alla vita non possiamo davvero dire che andrà tutto bene. Sì, perché a furia di #andràtuttobene, #restiamoumani, #insiemecelafaremo, ci siamo detti che in fondo tutto sarebbe veramente andato bene, quasi un intervento divino o, più terrenamente, una bacchetta magica. Eppure tutto potrebbe andare bene, ma solo con l’impegno di tutti. Diceva Ezio Bosso, un uomo prima che un pianista e musicista, prima che tutto il resto (-ci tengo a precisarlo perché spesso pensiamo al personaggio e non alla persona-): “A me le porte non piacciono. Vedi che è sempre aperto? Ho sempre avuto la porta aperta. Se uno ha bisogno è con le porte aperte che ci sia aiuta, non con le porte chiuse. Già il gesto di bussare può far paura”.
Ecco, è con questo suo pensiero che vi voglio lasciare stasera (ora sono le 23.05 e devo ancora mettere la lettera in pdf e spammaverla su Teams e Moodle) e anche con le parole di A., che mi ha mandato un suo pensiero e mi ha fatta pensare e mi ha fatto venire la voglia di condividerlo con voi perché è uno sguardo sulla realtà comprensivo, non nel senso di compassionevole, ma nel senso che prova ad abbracciare tutto, anche le cose più grandi di noi e che non possiamo comprendere…
Grazie che ci siete!
Un abbraccio e alla prossima lettera,
Stella
“Da questa cosa che ci è successa, non dobbiamo per forza vedere il positivo, (…) è stato un momento difficile è faticoso, triste e brutto, ma questo non vuol dire che non è stato un momento maestro, un momento di riflessione, non sarà una laguna o un momento da dimenticare nella nostra vita, ma sarà un ostacolo che siamo riusciti, insieme, a superare, con forza, anche se eravamo deboli e tristi, ecco cosa vuol dire crescere, vuol dire riuscire a superare anche i momenti difficili e duri, che ci mettono alla prova. Questo ostacolo, è stato uno dei più difficili, ma dobbiamo essere fieri di averlo superato, o comunque, di averci provato.”
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